Intervista a Riccardo Cucchi: “ho qualche difficoltà a immaginare il videogioco come sport olimpico”

Videogiochi, Olimpiadi e antica Grecia: Riccardo Cucchi ne parla ai microfoni di Sport Fair

Intervistato dai microfoni di SportFair, Riccardo Cucchi, giornalista sportivo italiano ci ha fornito la sua opinione in merito agli esport e al fatto che potessero diventare una disciplina olimpica. Cucchi ha risposto così:

non vorrei far pesare il fatto che ho i capelli bianchi e che magari sono un po’ vecchio! [ride, ndr] Io non faccio parte della generazione di coloro che sono cresciuti con i videogiochi, li conosco indirettamene perché ovviamente mio figlio, da ragazzino, ci giocava. Io onestamente ho qualche difficoltà a immaginare il videogioco come sport olimpico. Per carità, ho un grandissimo rispetto per tutti coloro che praticano quest’attività che so essere complicata, difficile,  e per la quale ci vogliono grandi doti. Ma faccio fatica a immaginare che questo possa essere considerato uno sport.

LaPresse/ Gian Mattia D’Alberto

Sono legato all’immagine dello sport più antico, più aulico, quello che ci deriva dalla grande tradizione greca nel quale è il corpo, l’esercizio fisico, il movimento, la capacità di coordinamento, l’abilità tattica nel fare alcuni gesti, che sia una corsa, che sia un salto o che si tratti di toccare una palla con i piedi o con le mani. Faccio un po’ di fatica sinceramente ad immaginare che il videogioco possa essere considerato sport. Che ci siano le Olimpiadi dei videogiochi mi sta bene. Competizioni di videogiochi a livello internazionale mi vanno benissimo, ma che possa [il videogame, ndr] essere inserito nelle Olimpiadi, magari a discapito di qualche altra storica disciplina no. Non dimentichiamo che nel programma olimpico sono stati cancellati negli anni alcuni sport importanti: per esempio, nella scherma, nella quale noi siamo fortissimi, non esiste più il torneo a squadra femminile, cosa che mi sembra straordinaria in negativo. Non vorrei che per far spazio al videogioco si cancellasse qualche altra disciplina che magari ha una grande tradizione. No, sinceramente non sono convinto che possa essere una buona idea“.

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