“Le eOlympics sono come un sogno che si avvera”: intervista esclusiva a Amedeo Calzà, uno dei fondatori di EnD Gaming

Intervista a Amedeo Calzà, uno dei fondatori di EnD Gaming, squadra vincitrice della stagione invernale della ESL Italia Championship di Rainbow Six: Siege

Amedeo Calzà, uno dei fondatori della squadra esportiva EnD Gaming, è stato intervistato da Esporters. Durante l’intervista ha raccontato di come è nata la squadra, dell’allenamento dei giocatori, e delle future Olimpiadi dedicate ai videogiochi competitivi.

Cosa rappresentano per te gli esport? Sono in molti, soprattutto in Italia, a guardarli con scetticismo.

Quando sento parlare di esport penso immediatamente alla competizione, alla determinazione dei partecipanti per prevalere, per dimostrare di essere il più forte. Sono nato come giocatore, 5 anni fa, quando il settore non stava ancora attraversando la crescita attuale e mi sono innamorato a prima vista della tensione che si poteva provare durante una sfida videoludica. Ora, da manager, mi rendo conto di quanto tutto sia aumentato esponenzialmente, di come ora il settore sia considerato uno “sport” a tutti gli effetti. Molti sono ancora scettici, come si è sempre scettici nei confronti di ciò che non si conosce, è una delle caratteristiche primordiali dell’essere umano. Il mio consiglio è semplice: avvicinatevi, provate per sfizio a partecipare ad un evento LAN e mi saprete poi dire se il clima, l’entusiasmo degli spettatori, la concentrazione dei giocatori, l’impegno delle organizzazioni e degli sponsor tecnici non siano fattori da tenere in grandissima considerazione.

Ci sono sportivi come la nuotatrice Pellegrini che affermano che lo sport vero è fatica fisica, a differenza degli esport. Cosa hai da dire al riguardo?

Sicuramente lo sforzo fisico negli esports non è la prerogativa più importante. Tuttavia, la concentrazione e lo sforzo mentale richiesto ai pro player trasformano le competizioni videoludiche in uno sport fatto e finito. Bisogna ricordare agli scettici che si parla pur sempre di sport elettronici. È necessario fare un passetto avanti e guardare oltre, quello di cui si parla è una nuova concezione di sport, ma non per questo è da denigrare. Gli esport meritano un riconoscimento a livello istituzionale prima e a livello pubblico successivamente.

Negli ultimi mesi si è parlato spesso di esport e Olimpiadi. Sono state anche create le eOlympics 2024. Qual è la tua opinione sulla questione?

Non sto più nella pelle dopo l’annuncio delle eOlympics! Diciamo che è un sogno che finalmente si avvera, vedere che nel mondo gli enti nazionali e internazionali stanno finalmente cominciando a dare il giusto credito al movimento è motivo di orgoglio personale. Siamo già orientati verso quella data e siamo sicuri riusciremo a dare il nostro contributo attraverso l’informazione delle masse e la crescita della community di player e di supporter. L’idea di una competizione storica come le Olimpiadi affiancata a un movimento giovane come è quello dell’Esport ci fa capire quanto sia ampia la portata di un fenomeno che ormai è sotto l’occhio di tutti.

Com è nata l’idea di fondare una squadra di esport? Come avviene il recruiting dei giocatori?

L’idea di fondare un’organizzazione esportiva è nata seguendo il modello delle altre squadre europee, già ben avviate e con grandi sponsor anche non endemici alle spalle. Inizialmente il nostro era un gruppo di gamers già affiatato visto che ci conoscevamo da diversi anni e in Italia in pochi avevano avuto l’idea di creare un team esport. Ritenevamo fosse il momento migliore per buttarsi nella mischia ed entrare nel mercato. Il nostro obiettivo era quello di lasciare subito il segno nella scena italiana e solo in un anno siamo riusciti a raggiungerlo, segno che con noi cresceva anche il movimento esport nel nostro paese e l’attenzione dei media. La nostra squadra di staffer solitamente segue con attenzione quasi tutte le community online dei vari titoli competitivi per trovare nuovi volti, selezioniamo allo stesso modo giovani talenti e player già affermati ed esperti in quanto un giusto mix di essi è indubbiamente la chiave per il successo.

EnD Gaming è stata la squadra vincitrice della stagione invernale della ESL Italia Championship di Rainbow Six: Siege. Come si è allenata la squadra per ottenere questa importante vittoria?

La nostra squadra di Rainbow Six: Siege si è allenata duramente sin da quando è entrata ufficialmente nella nostra organizzazione, i ragazzi hanno svolto allenamenti dal vivo in cui sono stati seguiti da un mental coach e da un analyst che correggeva i loro movimenti, hanno inoltre svolto quotidianamente allenamenti online contro i migliori team europei, la partecipazione nelle competizione europee grazie alla qualifica nella challenger league ha poi sicuramente dato una marcia in più al team che si è presentato alle finali nazionali di Torino nel migliore dei modi.

Oltre a Rainbow Six: Siege, EnD Gaming compete anche in tornei di giochi come Call of Duty e Hearthstone: in base a cosa vengono scelti i videogiochi sui quali i membri dovranno allenarsi per partecipare ai tornei?

Solitamente scegliamo i titoli su cui puntare analizzando diversi fattori: prima di tutto se il titolo ha un buon seguito e fa numeri importanti su piattaforme streaming come Twitch, in secondo luogo se il panorama italiano ha una community sviluppata e che possa fornire profili di giocatori interessanti e possibilità di tornei dal vivo o con buoni prizepool che tengano vivo l’interesse per il titolo. In ultima analisi puntiamo anche su titoli esport nuovi ed in potenziale ascesa in quanto rappresentano ancora un mercato inesplorato che potrebbe offrire molte possiblità di espansione

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