“Abbiamo molto su cui lavorare nel panorama esportivo italiano”: intervista a Alessio Hallecker, fondatore di Legio IXI

Alessio Hallecker, uno dei fondatori dei Legio IXI, ha raccontato ai microfoni di Esporters ciò che pensa della realtà esportiva in Italia

Com’è nata Legio IXI?

La Legio IXI è nata da un idea di Alessio Hallecker e Maurizio Lodico che insieme, dopo una quasi decina di anni di rapporto e partecipazione a grandi competizioni sia come players che come organizzatori nel passato, hanno deciso di fondare questa nuova realtà nel 2017, a novembre, per potersi mettere in gioco nuovamente dopo l’abbandono nel 2013 con le massime realtà italiane attuali, grazie anche alla collaborazione con realtà quali Ydna e Progetto Gaming.

Credit to: EA SPORTS

Quali sono gli obiettivi più importanti di quest’organizzazione?

Gli obiettivi più importanti per la nostra realtà sono quelli di costruire nel panorama dell’esport. Attualmente nell’esport italiano c’è poco e niente ma sicuramente nei prossimi anni, secondo una mia personale previsione, ci sarà il salto di generazione in cui, dalla TV si passerà alle varie realtà attuali (Netflix, Twitch, ecc.). Con ciò cambieranno anche gli interessi delle persone e il modo di approcciarsi all’esport. Noi lavoriamo duramente per portare risultati con ogni nostro team. Vantiamo nelle nostre squadre ragazzi molto validi e seri. Approfitto dell’occasione per citarne alcuni: Simone Amenta, team leader degli AlphaX Elite; Riccardo Calvani, team leader dei Chimerae e grafico; Riccardo Marinoni, team leader Golden Flash; Mattia Meriggi, team leader degli Anarchy; Mattia Grassi degli Legio IXI Esport. Questi ragazzi stanno portando tutti ottimi risultati e non sono gli unici. Faremo il massimo e daremo tutti i giorni il massimo per competere con le maggiori realtà nazionali e internazionali, ampliando la nostra rosa di team e sostenendo anche giovani ragazzi che tramite un semplice videogioco possono sognare ancora. Cito anche il recente risultato delle nostre due squadre di Call Of Duty WWII, Anarchy e Legio IXI Esport che si sono classificate in TOP 5 e 2° posto.

Come vengono reclutati i vostri membri? Cosa devono avere per essere considerati giocatori pro?

Non abbiamo uno specifico metodo per selezionare i ragazzi, semplicemente valutiamo la loro persona come per un colloquio di lavoro vero e proprio. Se si presentano dei ragazzi con voglia di fare che si impegnano e dimostrano di voler andare oltre la semplice vittoria nelle partite convenzionali competitive, noi ci mettiamo in prima linea e puntiamo su di loro in tutto e per tutto. Tutto il personale di Legio IXI è a disposizione per tutti i players che siano dei nostri team oppure esterni a qualsiasi richiesta o domanda. Una cosa che apprezziamo molto e ci fa molto piacere è  quando si presentano dei ragazzi che non dicono nulla, semplicemente passano ai fatti, dimostrano subito le loro capacità senza utilizzare parole. Esempio per noi evidente è il team AlphaX Elite. Giocatori pro in Italia sfortunatamente, secondo il mio parere personale, c’è ne sono pochi, in quanto rimaniamo molto arretrati sotto diverse competenze del mondo dell’esport. Per esempio i pochi tornei che vengono offerti, la mancanza di una vera e propria realtà ormai affermata che organizza tornei con possibili collaborazioni con altri eventi internazionali per ampliare sempre di più il nostro raggio di azione e per quanto riguarda la competitività che non si fermi sempre e solo a livello nazionale.

Credit to: Sledgehammer Games

Qual è, secondo te, la differenza più grande tra la scena competitiva di League of Legends e quella di videogiochi come Call of Duty e Rainbow Six Siege?

La più grande ed evidente differenza tra la scena competitiva di League of Legends e quella di Call of Duty e Rainbow Six Siege è il pubblico che per questi ultimi due videogiochi è molto limitato o almeno molto inferiore rispetto a quello di LoL. Vi è anche una enorme differenza tra la preparazione dei vari tornei in quanto quelli di League of Legends hanno maggiore preparazione ed accuratezza anche nei minimi dettagli sopratutto a livello internazionale. Come già detto, qui in Italia sfortunatamente siamo molto arretrati su quasi tutti i videogiochi competitivi. Questo è ciò che ci limita anche alla partecipazione a quelli internazionali.

La realtà esportiva in Italia sta iniziando a mostrare solo adesso un po’ di crescita. Cosa ti aspetti dal futuro?

In futuro mi aspetto una crescita collettiva e che ognuno dia il proprio contributo per far crescere l’esport che in molti paesi è a livelli altissimi con vere e proprie squadre, campionati e stadi. Abbiamo molto su cui lavorare in Italia e se impegnandoci, dando ognuno il suo, potremmo arrivare ai livelli di altri paesi tranquillamente. Sono però sorpreso dell’impegno di alcune realtà che stanno facendo il possibile per poter migliorare la situazione di stallo in cui i ragazzi italiani appassionati di eSport devono assistere. Mi auguro che nei prossimi anni tutti possano fare di questa passione il proprio lavoro come per altri tantissimi sport.

Foto LaPresse/ Gian Mattia D’Alberto

Gli esport alle Olimpiadi e gli esport visto come ‘alla pari’ degli sport tradizionali continuano a essere argomenti molto dibattuti. Qual è la tua opinione in merito?

La mia opinione è che lo sport è sport, che sia esport o semplicemente sport è comunque sport. Trovo assurdo che vengano giudicati uno sport vero e proprio giochi come gli scacchi, il bridge, e la dama, ma appena si parla di esport tutti a dire non è uno sport oppure che non viene utilizzata nessuna abilità. È pazzesco. Personalmente da player e giocatore di calcio, mentre videogioco a livello competitivo oppure gioco una partita a calcio, sento le stesse emozioni e la stessa pressione. Una volta conclusa la mia prestazione ad entrambe mi reputo stanco in quanto in uno ho utilizzato la mia funzione celebrale mentre nell’altra anche quella motoria. Non vedo nessuna differenza, se non che giocando a calcio sfoghi tutto il nervoso accumulato durante la prestazione sportiva mentre con l’esport no, quindi penso sia anche più difficile giocare a livello competitivo nell’esport in quanto non c’è nessuno sfogo della pressione a livello motori. Leggendo in rete ho infatti visto che alcune realtà importanti di esport obbligano i propri atleti a fare attività fisiche (palestra, calcio, rugby) per poter dare sfogo allo stress accumulato.

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